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	<title>Arte e Cultura &#8211; Strada dei Vini e dei Sapori</title>
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	<title>Arte e Cultura &#8211; Strada dei Vini e dei Sapori</title>
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		<title>Le origini della città</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Boccone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2023 11:09:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le origini di Ferrara sono avvolte nel mistero. Il suo nome comparve per la prima volta in un documento dell’anno 753, emanato dal re longobardo Desiderio, come facente parte dell&#8217;esarcato di Ravenna . Nel 984 è feudo di Tedaldo, conte di Modena e Canossa , nipote dell&#8217;imperatore Ottone I resosi indipendente e retta da famiglie [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Le origini di Ferrara sono avvolte nel mistero. Il suo nome comparve per la prima volta in un documento dell’anno 753, emanato dal re longobardo Desiderio, come facente parte dell&#8217;esarcato di Ravenna . Nel 984 è feudo di Tedaldo, conte di Modena e Canossa , nipote dell&#8217;imperatore Ottone I resosi indipendente e retta da famiglie quali gli Adelardi, nel 1101 fu preso in assedio dalla contessa Matilde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1146, con la morte dell&#8217;ultimo degli Adelardi, Guglielmo, Ferrara passa come dote di sua nipote la Marchesella ad Azzolino d&#8217;Este . Seguirono anni di lotte intestine fra il partito dei Guelfi, capeggiato dalla famiglia Adelardi, e i Ghibellini guidati dai Torelli-Salinguerra. Dopo alcune ostilità con la famiglia dei Salinguerra, Azzo Novello fu nominato podestà a vita nel 1242 e nel 1259 fece prigioniero in battaglia Ezzelino di Verona . Gli successe il nipote Obizzo II ( 1264 &#8211; 1293 ) che venne nominato dal Papa capitano-generale e difensore dello Stato della Chiesa. La città, quindi, fu feudo dei Canossa e alla fine raggiunse il grado di libertà per diventare Comune. Della situazione approfittarono gli Estensi, che si assicurarono la signoria e il potere assoluto sulla città, attraversando non poche difficoltà. La grande stagione culturale, della città di Ferrara iniziò con la fondazione, nel 1391, dell’Università. Poi fu un continuo crescendo di cultura e di sfarzo, che portarono la Corte Estense ai massimi livelli europei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In città convennero umanisti come Guarino Veronese, artisti del rango di Leon Battista Alberti, Pisanello, Piero della Francesca. La scuola locale, chiamata &#8220;Officina Ferrarese&#8221;, annoverò i nomi di Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti e Francesco del Cossa. Tutti i massimi musicisti tra, i quali Josquen Desprez, del tempo lavorarono alla corte dei duchi di Ferrara, portando le Cappelle Estensi ad essere le migliori d&#8217; Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grande importanza ebbero, nella Ferrara degli Estensi, le duchesse che in molti casi non furono certo meno dei propri mariti. Eleonora, moglie di Ercole I d&#8217;Este, fu donna tenace e di potere; negli anni della guerra contro Venezia e della successiva depressione del marito fu lei a governare il ducato con grande abilità, a Lucrezia, sposa di Alfonso I appassionata di letteratura, Ludovico Ariosto dedicò molti versi, i primi la sera della sua entrata a Ferrara per le nozze; Isabella sua figlia divenne amata duchessa di Mantova e Beatrice andò in sposa a Ludovico il Moro; Renata di Francia nel tentativo di portare la discendenza d&#8217;oltralpe nel ducato venne cacciata come eretica in quanto seguiva ideologie Calviniste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornando alle discendenze estensi, Nicolò III ( 1393 &#8211; 1441 ) nel 1438 ospitò il concilio del papa Eugenio IV e suo figlio Borso ricevette i feudi di Modena e Reggio dall&#8217;imperatore Federico III , diventandone duca nel 1452 , per poi essere designato duca di Ferrara nel 1471 dal papa Paolo II . Il suo successore Ercole I ( 1471 &#8211; 1505 ) combatté Venezia, guerra proseguita con successo da suo figlio Alfonso I , che sposò Lucrezia Borgia (figlia del papa Alessandro VI e sorella di Cesare Borgia ). Nel 1509 venne scomunicato dal papa Giulio II e nel 1512 si scontrò con l&#8217;esercito pontificio, conquistando Ravenna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riuscì a ripristinare i rapporti con lo Stato Pontificio e gli successe il figlio Ercole II, sposato con Renata figlia di Luigi XII di Francia, che regnò nel 1534 &#8211; 1559 . Suo figlio Alfonso II, sposato con Barbara sorella dell&#8217;imperatore Massimiliano II portò Ferrara al punto più alto del suo splendore. Non ebbe discendenti maschi e nel 1597 Ferrara fu dichiarato feudo vacante dal papa Clemente VIII.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il piccolo stato, sempre in precario equilibrio fra i potenti vicini, fu inglobato nello Stato Pontificio nel 1598. Iniziarono allora secoli di decadenza. Dopo la parentesi napoleonica Ferrara partecipò attivamente ai fatti del Risorgimento e poi a quelli dell’Italia unita, fino a diventare la città moderna, ma ricca di ricordi del passato che possiamo ammirare ancora oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la Devoluzione del 1598 la città e il territorio lasciati dagli Este passano sotto il diretto controllo politico e amministrativo dello Stato della Chiesa, sotto il cui dominio restarono, con l&#8217;eccezione della parentesi Napoleonica, fino al 1859, quando Ferrara entra a far parte del Regno di Sardegna. Il passaggio segnò un inevitabile declino cittadino. D&#8217;altro canto ciò permise la conservazione del tessuto della città medievale e rinascimentale, &#8220;salvandola&#8221; dalle intrusioni sovradimensionate e un po&#8217; retoriche dei secoli successivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Settecento il governo della città passò ai Cardinali Legati che ebbero grandi problematica con una popolazione stremata dalle tasse.<br>Nell&#8217;Ottocento la città visse una ripresa economica grazie alla scoperta della vocazione agricola.Dopo la parentesi napoleonica Ferrara partecipò attivamente ai fatti del Risorgimento e poi a quelli dell’Italia unita, fino a diventare la città moderna, ma ricca di ricordi del passato che possiamo ammirare ancora oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Novecento acquistarono importanza la riscoperta e la valorizzazione del patrimonio storico e artistico cittadino, culminato con l&#8217;inclusione della città nella lista del Patrimonio dell&#8217;umanità dell&#8217;Unesco nel 1995.</p>
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		<title>La Cattedrale</title>
		<link>https://www.stradaviniesaporiferrara.it/itinerari/la-cattedrale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Boccone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2023 08:15:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel 1133 cominciarono il lavori di costruzione della Cattedrale di Ferrara dedicata a San Giorgio. Per questa si decise di utilizzare uno spazio all&#8217;interno della cinta muraria, terreno fangoso che venne bonificato al centro della città. Ferrara possedeva già una Cattedrale, ovvero, la Basilica di San Giorgio, situata fuori dalla città storica, al di là [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Nel 1133 cominciarono il lavori di costruzione della Cattedrale di Ferrara dedicata a San Giorgio. Per questa si decise di utilizzare uno spazio all&#8217;interno della cinta muraria, terreno fangoso che venne bonificato al centro della città. Ferrara possedeva già una Cattedrale, ovvero, la Basilica di San Giorgio, situata fuori dalla città storica, al di là del corso del Po di Volano, nel Borgo San Giorgio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la scelta di traferire la Cattedrale entro le mura si dava inizio alla costruzione della chiesa più sontuosa ed importante di Ferrara e alla realizzazione del desiderio di affermazione della Città nei confronti del dominio Pontificio che nel Medioevo la governava. Il Duomo venne pensato e designato per divenire il fulcro di quel nascente Comune che andava sempre più reclamando la propria indipendenza. Il vescovo Landolfo nutriva sentimenti di rivalsa sia nei confronti del Papa che in quelli del vescovo di Ravenna e insisteva nel tentativo di guadagnare una cospicua autonomia da entrambi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sospeso dalla carica episcopale tra 1123 e 1124, Landolfo non si perse d&#8217;animo e riuscì ad ottenere una bolla papale di Innocenzio II che, nel 1139, riportava la diocesi ferrarese sotto la dipendenza diretta del Pontefice (escludendo Ravenna da ogni influenza) e lasciava come cedevoli i diritti di proprietà solo al vescovo di Ferrara. Da allora ebbero inizio le trattative per l&#8217;acquisto dei terreni e prese il via la costruzione del nuovo San Giorgio. Centro politico-religioso, ma anche cuore commerciale cittadino, il Duomo divenne il punto di partenza per tutti gli edifici civili deputati al governo: il Palazzo della Ragione, la residenza del Marchese e il palazzo del Podestà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1133 cominciarono i lavori di costruzione. Il maggiore finanziatore dell&#8217;opera fu Guglielmo II degli Adelardi, ricco possidente facente parte di quel gruppo d&#8217;influenza filo-papale che salì al potere a Ferrara. Egli strinse alleanza con il Vescovo Landolfo e stanziando ingenti somme di denaro per accelerare i lavori, non solo Guglielmo acquisì maggiore prestigio sociale, ma riuscì anche a favorire la sua famiglia, che vide finalmente realizzate le antiche mire in ambito politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cattedrale venne terminata probabilmente tra il 1135 e il 1147, ma la consacrazione ufficiale dell&#8217;altare maggiore è da ricondurre piuttosto al 1177, quando Papa Alessandro III vi celebrò una S. Messa di benedizione. Già nel 1143 la sede episcopale era stata trasferita da Lanfranco nel nuovo Duomo e il suo successore Grifo, nel 1149, vi svolgeva ormai la massima parte delle sue attività in collaborazione coi i canonici, anch&#8217;essi già stabilitisi nella nuova sede, dopo l&#8217;abbandono della vecchia S. Giorgio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La grandiosa facciata della cattedrale, costruita in stile romanico, presenta numerosi e articolati particolari di rilievo quali logge, arcate, statue, rosoni e bassorilievi. Alcuni particolari, postumi alla creazione della facciata, presentano caratteristiche gotiche come il Giudizio universale posto sul protiro sorretto da due ippogrifi o la statua della Madonna col bambino posta in una loggia sopra il portale centrale. Sul lato destro della basilica che corre lungo Piazza Trento e Trieste era un tempo presente una seconda entrata denominata Porta dei Mesi, completamente demolita durante un restauro settecentesco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;interno della chiesa risulta completamente differente rispetto al corpo esterno. È predominante lo stile barocco, che decora completamente le tre navate, mentre nelle cappelle laterali si possono ammirare numerosi dipinti del Guercino, del Garofalo e di Francesco Francia. Il campanile in marmo rosa e bianco lo si fa attribuire a Leon Battista Alberti anche se, nella sua forma attuale, risulta incompleto, sembra che il progetto realizzato da Leon Battista Alberti nel 1450, per la costruzione della torre campanaria al di sopra delle fondamenta già gettate nel 1412, comprendesse anche una guglia da apporre al di sopra del cubo marmoreo che contiene le campane, ma tale appuntita estremità non venne mai realizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I quattro grandi blocchi in cui la muratura della torre è suddivisa per mezzo di cornicioni aggettanti, sono decorati da paraste semi-cilindriche sovrastate da archi a tutto sesto, tra i quali trovano posto pennacchi contenenti elementi decorativi. Alla base della torre si trovano invece i simboli dei quattro Evangelisti, mentre nel secondo cubo marmoreo furono posti cinque quattrocenteschi scudi sporgenti, raffiguranti stemmi dell&#8217;epoca comunale. Nella metà del XIII secolo le prime opere di risistemazione della facciata, dopo la conclusione della costruzione: esse portarono ad una sostanziale trasformazione della parte superiore del Duomo, a partire dalle arcate che stanno al di sopra del primo ordine di loggette.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il protiro che sovrasta l&#8217;ingresso principale subì decise modifiche. Le successive addizioni, sia scultoree che architettoniche, vennero operate seguendo la linea del gotico europeo. Nel 1478 vennero annesse alla costruzione anche le botteghe dei mercanti che erano state costruite a ridosso della parete esterna, tramite la costruzione di un porticato detto &#8220;Loggia degli strazzaroli&#8221;. Tra 1498 e 1507 il grande architetto si occupò di ingrandire il coro e costruire l&#8217;abside, portando ad un allungamento generale dell&#8217;edificio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ultimi lavori alla chiesa ebbero luogo tra Seicento e Settecento: nel 1636 l&#8217;architetto Luca Danese risistemò l&#8217;ultima campata prima del coro, che necessitava un consolidamento statico, mentre tra 1712 e 1728 l&#8217;architetto F. Mazzarelli ristrutturò gli antichi interni. La Cattedrale che conosciamo oggi è sostanzialmente quella delle ultime modifiche di Mazzarelli: un autentico gioiello di storia e cultura, avvolto nella mistica dimensione del raccoglimento religioso che si assapora tra le sue antiche e possenti mura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La parte inferiore della facciata, fino al primo loggiato di archetti a tutto sesto, venne realizzata nell&#8217;imponenza tipica delle chiese in stile romanico: le tre ampie porte d&#8217;accesso si aprono in un&#8217;austera parete liscia che non vede nessun fasto troppo ostentato. Il discorso cambia radicalmente se lo sguardo comincia a salire arrampicandosi lungo il primo ordine di loggette: eccoci agli archetti riuniti in trifore, a loro volta sovrastate da rosoni decorati ricompresi in archi a sesto acuto. Il secondo ordine di logge è continuo: esso sta sotto a grandi bifore profondamente strombate, quattro per ognuna delle tre massicce cuspidi che rendono unica la struttura del Duomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I maestosi timpani sono infine completati da tre ampi rosoni e da una galleria di piccoli archi che va ad impreziosirne gli spioventi. Sulla parte destra della facciata venne realizzata una piccola nicchia, per contenere la statua del Marchese Alberto d&#8217;Este. Grande merito dell&#8217;uomo fu quello di essere riuscito ad ottenere, nel 1331, la legittimazione dell&#8217;Università ferrarese, tramite una bolla Papa Bonifacio IX. Sulla sommità dell&#8217;ingresso che si trova in questa parte della facciata sta una piccola testa femminile di epoca romana: la leggenda vuole che essa rappresenti Madonna Ferrara, presunta prima fondatrice della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Presso l&#8217;ingresso minore di sinistra si trova un busto in bronzo raffigurante Clemente VII, opera seicentesca di Giorgio d&#8217;Albenga: egli ricondusse la città di Ferrara sotto il dominio dello Stato Pontificio nel 1598 e l&#8217;epigrafe commemorativa che sta sotto la statua racconta proprio di tale fatto. Al vertice dei pilastri cilindrici che sorreggono la facciata stanno una scultura raffigurante un uomo armato a cavallo che tutti riconoscono in Guglielmo degli Adelardi e una figura femminile che stringe a se un libro, possibile allegoria dell&#8217;insegnamento della Chiesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza del porticato commerciale mantiene nascosto lo zoccolo in marmo che circonda le quattro pareti e proprio sul lato destro riporta l&#8217;incisione di un decreto comunale nel 1173, ritenuto documento di fondamentale importanza per la ricostruzione della storia medievale di Ferrara, purtroppo oggi conosciuto solo in modo frammentario. Caratteristiche di questo lato, infine, sono due antiche entrate murate: la porta dello Staio e la Porta dei Mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima era situata al margine più orientale dell&#8217;edificio e venne demolita per far posto al porticato destinato ai negozi dei mercanti. La seconda, della quale si conservano molte formelle che la decoravano all&#8217;interno del Museo della Cattedrale, venne distrutta nel 1717. Anche questa porta doveva, all&#8217;origine, essere dotata di un protiro: l&#8217;intento del progettista era infatti quello di porre una seconda entrata di splendore pari a quella del portale maggiore, orientata verso la strada e il monastero di San Romano. Tale entrata venne completata intorno al 1230 e venne ornata di rilievi raffiguranti i simboli dei dodici mesi e dei segni zodiacali. Autore della splendida porta fu probabilmente il famoso Maestro dei Mesi, scultore del 1200 di ben nota manualità, che lasciò tracce del suo rinomato talento artistico anche presso la chiesa di San Mercuriale a Forlì e nella bellissima San Marco di Venezia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima inaugurazione del Museo della Cattedrale ebbe luogo nel 1929. A quel tempo i numerosi reperti risalenti alla prima costruzione della chiesa trovarono catalogazione e stabile sede nel piano al di sopra dell&#8217;atrio, creato nel restauro del 1700. Nel 2000, grazie ad una convenzione tra il Capitolo della Cattedrale e il Comune di Ferrara, il Museo venne trasferito nel complesso monastico di San Romano, a pochi metri dal Duomo. Tale complesso, abitato prima da monaci benedettini poi da Canonici regolari di Sant&#8217;Agostino, parve il luogo ideale per dare consona sistemazione a testimonianze storico-artistiche di così grande interesse e valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella sala principale dell&#8217;ex-convento trovarono opportuna sistemazione alcuni antichi libri che contenevano le preghiere e i canti utili all&#8217;animazione delle celebrazioni liturgiche. Tra una raccolta di inni e un salterio spiccano ben ventidue corali atlantici, che risalgono all&#8217;epoca rinascimentale. Essi sono davvero spettacolari da osservare, nelle originali miniature curate dal caposcuola ferrarese Guglielmo Giraldi con l&#8217;ausilio dei suoi aiutanti (Jacopo Filippo Argenta, Martino da Modena e Giovanni Vendramir): autentici esempi di antica dedizione, perizia e abilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I maggiori capolavori del Museo sono conservati, più che nella parte conventuale, nella sala dell&#8217;antica chiesa.</p>
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		<title>Il Castello di San Michele</title>
		<link>https://www.stradaviniesaporiferrara.it/itinerari/il-castello-di-san-michele/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Boccone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2023 08:06:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Castello Estense , un edificio in mattoni a pianta quadrata dotato di quattro torri difensive con altane e circondato da un fossato colmo d&#8217;acqua che lo rende, a tutt&#8217;oggi, l&#8217;unico castello europeo circondato da un fossato. Il Castello Estense , chiamato anche &#8220;Castello di San Michele&#8221; è sorto nel 1385 e la prima pietra [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il Castello Estense , un edificio in mattoni a pianta quadrata dotato di quattro torri difensive con altane e circondato da un fossato colmo d&#8217;acqua che lo rende, a tutt&#8217;oggi, l&#8217;unico castello europeo circondato da un fossato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Castello Estense , chiamato anche &#8220;Castello di San Michele&#8221; è sorto nel 1385 e la prima pietra fu posata il 29 settembre, giorno appunto dedicato a San Michele.<br>Nasce inizialmente come fortezza militare e il progetto dell&#8217;architetto Bartolino da Novara comprendeva l&#8217;annessione al Castello della già esistente Torre dei Leoni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Castello divenne sede del potere esecutivo nel 1476, anno in cui, il nipote di Ercole I, Nicolò, figlio di Leonello, approfittando dell’assenza invase con un nutrito gruppo di armati Ferrara e si impossessò della piazza sotto le insegne della “vela” contro quelle dello zio, il “diamante”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La duchessa Eleonora d’Aragona, energica coadiutrice del marito nel governo della città durante le sue lunghe e frequenti assenze, fuggì con i figli dall’appartamento di palazzo verso il sicuro Castello di San Michele. Per far questo attraversò il ponte da pochi anni trasformato in una vera e solida galleria riparata allo sguardo ed alle intemperie denominata da allora via Coperta.<br>I Ferraresi difesero la città e gli invasori furono giustiziati. Lo stesso Nicolò, tre giorni dopo, ebbe la testa tagliata nella torre di Santa Caterina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’episodio fu assai significativo dato che contribuì certamente in modo determinante nell’intenzione dei Duchi di spostare definitivamente la loro residenza tra le sicure mura del maniero.<br>Da quel momento la fortezza iniziò lentamente a trasformarsi in una residenza degna di ospitare gli appartamenti dei duchi e delle duchesse attraverso un lungo e continuo lavoro, affidato dapprima all’ingegnere di corte Pietro Benvenuti degli Ordini. Esso ampliò e trasformò intere ali del Castello costruendo gli alloggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante gli abbellimenti che già il duca Borso aveva fatto apportare alla struttura è con Ercole ed Eleonora che si operano molte nuove decorazioni, sia in esterno che in interno, ma soprattutto si realizzano importanti ampliamenti e trasformazioni lungo la direttrice che dal vecchio palazzo giunge alle sale vicine alla torre dei Leoni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intento era quello di trasformare le severe sale della fortezza in accoglienti appartamenti e di creare un’area al piano primo, (Piano Nobile), in continuità con il palazzo senza interferenze col piano terra, quello del Cortile, adibito a funzioni prettamente difensive.<br>La via Coperta, divenne in seguito appartamento del Duca, ampiamente decorata in esterno con affreschi, statue e finte architetture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Venne ampliata l’ala est, nell cortile fu costruito il nuovo loggiato e, forse proprio in questo momento, esso divenne Cortile d’Onore.<br>Con il nuovo Architetto di Corte, Biagio Rossetti, nel 1483 , Ferrara ed il suo aspetto architettonico-urbanistico vissero un momento magico ed in pochi anni fu più che raddoppiata la cinta muraria e vennero creati molteplici cantieri che coinvolgevano gran parte della città.<br>Le innovazioni coinvolsero anche il Castello che nel nuovo piano urbanistico venne a trovarsi al centro della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I lavori di abbellimento si concentrano, inoltre, sull’appartamento di Eleonora che si trova attorno alla torre Marchesana verso la torre dei Leoni, e proprio il Rossetti, in tale parte del Castello, avviò tra l’altro la costruzione del giardino degli Aranci e la realizzazione delle nuove Cucine Ducali.<br>Morto Ercole nel 1505 gli succedette il figlio Alfonso I che proseguì l’opera di ristrutturazione del castello-palazzo intrapresa dal padre e supportata dall’architetto di corte Biagio Rossetti.<br>Oltre a rimodernare l’appartamento della duchessa, appartenuto ad Eleonora, per le di lui mogli, Anna Sforza prima e Lucrezia Borgia poi. Il Duca fece accomodare altre ali e sale del Castello perché si realizzassero tra l’altro un’Armeria (vari ambienti per il ricovero di armi e munizioni) grande passione del Duca esperto progettista e fonditore di cannoni, una Spezieria ed una Oreficeria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulle fondamenta della distrutta Porta del Leone e del Rivellino est sotto il Giardino degli Aranci, Alfonso portò a completamento le grandi Cucine Ducali. In seguito ad un rimodernamento si venne a realizzare quel piccolo ma prezioso quartiere residenziale, formato da una sequenza di stanze, denominato i Camerini Dorati o di Alabastro ( nelle Via Coperta)ove si vennero a riversare una importantissima raccolta della capacità artistica dell’epoca.<br>Un vero e proprio programma decorativo al quale furono chiamati a collaborare i più grandi artisti del tempo, ferraresi e non, come ad esempio Tiziano, i fratelli Dossi, Antonio Lombardi, Raffaello Sanzio, Giovanni Bellini, ed altri.<br>Ercole II, figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia, seppe, con raffinatezza e sensibilità, proseguire l’opera di abbellimento del Castello già fortemente caratterizzato dal padre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare Ercole II prestò attenzione a settori dell’edificio dedicati ad un nuovo alto rango residenziale e di rappresentanza, le sale dell’ala sud, in particolare il salone del Governo e l’appartamento della torre di Santa Caterina, oggetto di un ciclo decorativo imperniato sulla così detta Camera della Pazienza con eccellenti opere di Camillo Filippi e Girolamo da Carpi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1554 , un grave incendio danneggiò le strutture alte del Castello coinvolgendone oltre metà, dalla torre Marchesana sino alla torre dei Leoni e quella di Santa Caterina. Il Duca ed il suo architetto di corte decisero di intervenire non solo per una semplice ricostruzione delle parti perdute o danneggiate ma anche dal punto di vista architettonico. Anche l’esterno dell’edificio venne completamente ridisegnato cambiando l’aspetto del Castello, avvicinandosi a ciò che ancora oggi è davanti ai nostri occhi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1570 Ferrara venne colpita da un disastroso terremoto ed in questo caso delle ricostruzioni si occupò Alberto Schiatti modificando definitivamente l&#8217;aspetto del Castello.Nel frattempo Alfonso II divenne duca.<br>Sia l’incendio che il terremoto lasciarono molto da risistemare all’interno degli appartamenti del piano nobile.Il nuovo padrone di casa, figlio di Ercole e della duchessa Renata di Francia, aveva immediatamente posto mano ad un vasto lavoro di ridecorazione affidata all’architetto Pirro Ligorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I tanti saloni, ai quali si erano aggiunti quelli del nuovo secondo piano destinato non a residenza ma prevalentemente alla sempre più complessa gestione amministrativa del territorio, vennero ampiamente rinnovati (sono noti interventi nei Camerini Dorati, nella Sala del Governo) .<br>In quell’epoca lavorarono in Castello come pittori Girolamo Bonaccioli, Ludovico Settevecchi, Leonardo da Brescia e Sebastiano Filippi detto il Bastianino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si acquistarono opere e sculture per l’Antiquarium ,si riorganizzarono gli appartamenti, i Camerini e le Gallerie, si affrescò l’appartamento dello Specchio, si decorò la Cappella Ducale e si decorò in veste rinascimentale il cortile. Oggi l&#8217;antica dimora è sede di alcuni uffici della provincia di Ferrara ed è la sede espositiva delle mostre organizzate da Ermitage Italia.</p>
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		<title>Le Delizie estensi</title>
		<link>https://www.stradaviniesaporiferrara.it/itinerari/le-delizie-estensi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Deserti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2023 08:00:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le Delizie Estensi sono un insieme di 19 ville, ritiri estivi e casini da caccia situati nel territorio ferrarese e nell&#8217;area della Valle Padusa. Vennero fatti erigere degli Este in un periodo che va dalla fine del &#8216;300 a metà del &#8216;500. Alcune sono tuttora intatte e in buone condizioni, alcune sono in rovina mentre [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Le Delizie Estensi sono un insieme di 19 ville, ritiri estivi e casini da caccia situati nel territorio ferrarese e nell&#8217;area della Valle Padusa. Vennero fatti erigere degli Este in un periodo che va dalla fine del &#8216;300 a metà del &#8216;500. Alcune sono tuttora intatte e in buone condizioni, alcune sono in rovina mentre altre non esistono più. Le più note sono Schifanoia e Belriguardo. La maggior parte erano collegate a Ferrara per mezzo di canali e vie d&#8217;acqua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli Este costellarono il territorio ferrarese di palazzi, ville e giardini, che la storiografia avrebbe poi denominato &#8216;delizie&#8217;, sottolineandone le valenze edeniche e, in un certo senso, disimpegnate, lasciando viceversa più sullo sfondo le ragioni geopolitiche di quegli insediamenti. Questo vero e proprio sistema di residenze suburbane e, ancor più diffusamente, extraurbane, permetteva infatti di coordinare su vasta scala l&#8217;amministrazione dei beni agricoli (le cosiddette &#8216;castalderie&#8217;) o lo sfruttamento delle foreste e delle riserve venatorie, innervando il territorio di caposaldi del potere estense. Alla fine del Cinquecento, negli anni di Alfonso II, le residenze extraurbane degli Este furono oggetto di rinnovate attenzioni in conseguenza anche delle nuove politiche territoriali imposte dal sovrano e in primo luogo della Grande Bonificazione Estense, che creò le condizioni per lo sfruttamento agricolo di &#8216;terre nuove&#8217; da colonizzare su vasta scala. Le propaggini più orientali del ducato furono sempre più la meta privilegiata di una corte itinerante lungo il fitto reticolo delle vie d&#8217;acqua, verso le pescose valli di Comacchio e soprattutto verso i fitti boschi litoranei del delta, popolati di cervidi, lepri e cinghiali, ben tutelati per le cacce ducali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">PALAZZO SCHIFANOIA</h2>



<p class="wp-block-paragraph">ll Palazzo Schifanoia è una costruzione di Ferrara, risalente al 1385, oggi sede di un museo.<br>Venne eretto su commissione di Alberto d&#8217;Este e poi trasformato e ampliato soprattutto all&#8217;epoca di Borso d&#8217;Este. Il nome voleva sottolineare il suo carattere di divertissement (letteralmente significa &#8220;che schiva la noia&#8221;). Nel 1468 venne sopraelevato, mentre nel 1493 venne completato dal coronamento di Biagio Rossetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La facciata è caratterizzata da un grande portale marmoreo scolpito, risalente al 1470. All&#8217;interno il percorso museale inizia dall&#8217;ala più antica, trecentesca, dove sono ospitate varie collezioni (pittura, bronzetti, avori, tarsie lignee, ceramiche graffite e medaglie). Il palazzo è soprattutto famoso per gli affreschi del Salone dei Mesi, tra i cicli pittorici parietali più importanti del Quattrocento italiano. Progettato da Cosmè Tura e dall&#8217;astrologo Pellegrino Prisciani, vi parteciparono collettivamente i migliori pittori della scuola ferrarese, tra i quali Francesco del Cossa ed Ercole de&#8217; Roberti. Il nome deriva dalle personificazioni dei mesi dell&#8217;anno, a ciascuno dei quali corrisponde un segno zodiacale e allegorie con le attività lavorative correlate. La fascia inferiore è decorata inoltre da Episodi della vita di Borso d&#8217;Este e quella superiore dai Trionfi degli dei. Ci sono pervenuti solo i mesi da Marzo a Settembre, leggibili in senso antiorario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">DELIZIA DI BELRIGUARDO</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Delizia di Belriguardo sorse nel territorio di Voghiera e fu la prima ad essere edificata al di fuori dalla città di Ferrara, da cui Voghiera dista circa 15 km. Era considerata come la Versailles degli Estensi.<br>La Delizia di Belriguardo fu voluta dal marchese Niccolò III d&#8217;Este e venne utilizzata come residenza estiva di tutta la corte estense e come villa di rappresentanza. La posa della prima pietra risale al 1435, anche se la struttura subì continue rivisitazioni ed ampliamenti nel corso degli anni, ad opera dei successivi duchi di casa d&#8217;Este. Vi soggiornò Lucrezia Borgia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella seconda metà del &#8216;500 nella Delizia di Belriguardo ha dimorato anche il poeta rinascimentale italiano Torquato Tasso, il quale visse diversi anni tra questa delizia estense, dove amava ritirarsi, e Ferrara, dove risiedeva la corte. Alla delizia si accede attraverso una torre sovrastata da angeli reggenti, originariamente, lo stemma estense. Di fronte alla torre, nell’ampio cortile, vi è il fabbricato principale dalle grandi finestre gotiche. Le stanze di rappresentanza erano affrescate da Pisanello, Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti e, successivamente, nel 1537, da Camillo Filippi, Battista Dossi, Girolamo da Carpi, Garofalo, Giacomo da Ferrara. Dei cicli decorativi qui esistenti all’ epoca di Ercole I d’Este resta soltanto la splendida descrizione coeva di Sabadino Degli Arienti. Unici affreschi sopravvissuti sino ai giorni nostri sono quelli cinquecenteschi della Sala delle Vigne, recentemente restaurati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">DELIZIA DEL VERGINESE</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Delizia del Verginese è una villa rettangolare a due piani delimitata ai vertici da quattro torri merlate situata presso Portomaggiore. Costruita in mattoni intonacati di bianco. È collegata tramite un portico settecentesco ad una cappella privata. Nella parte posteriore c&#8217;è un brolo (un giardino rinascimentale) e una torre colombaia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Venne costruita sotto forma di semplice casale presso i fiumi Primaro e Sillaro già alla fine del &#8216;400 ed era quindi raggiungibile da Ferrara via acqua. Poi sotto il duca di Ferrara Alfonso I d&#8217;Este venne rimaneggiato forse da Girolamo da Carpi e assunse il suo massimo splendore. Alfonso lo donò alla colta cortigiana Laura Dianti che consolò e accompagnò il Duca dopo la morte della moglie Lucrezia Borgia e che vi risiedette fino alla morte. Laura Dianti è stata identificata in un dipinto di Tiziano, che venne chiamato da Alfonso per ritrarre la dama che forse Alfonso sposò poco prima di morire. Alla morte di Laura (1573) passò per via ereditaria ai discendenti estensi fino a Cesare d’Este.La “delizia”, ora di proprietà dell’Amministrazione Provinciale, è stata recentemente restaurata ed ospita mostre ed iniziative culturali promosse dal Comune di Portomaggiore, durante le quali è possibile accedere al complesso architettonico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">CASTELLO DI MESOLA</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli Estensi possedevano l’immenso bosco di Mesola, cantato anche da Ludovico Ariosto. Qui il duca Alfonso II “per comodità delle sue cacce” e a coronamento della bonifica del Polesine di Ferrara, fece costruire il castello che è l’ultima delle delizie estensi, eretta da Giovan Battista Aleotti su progetto di Marc’Antonio Pasi, detto “Il Montagnana”. Il Castello di Mesola fu realizzato tra il 1578 ed il 1583 su volere di Alfonso d&#8217;Este, da Giovan Battista Aleotti su progetto di Marc’Antonio Pasi, detto Il Montagnana, fu utilizzato dagli estensi come dimora durante le battute di caccia nell&#8217;attiguo Bosco di Mesola. La delizia presenta un impianto architettonico a pianta quadrata con agli angoli quattro torri pentagonali merlate, circondato da edifici porticati. Rimase di proprietà degli Estensi fino al 1771. Seguirono vari passaggi di proprietà fino al 1952 quando passò sotto il controllo dell’Ente Delta Padano ed ora è si proprietà della Provincia di Ferrara.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trattandosi di un bene allodiale, ossia di piena proprietà, gli Estensi conservarono Mesola anche dopo il 1598, anno del loro trasferimento a Modena. Nel 1771 Ercole III d’Este, duca di Modena, diede il castello e la tenuta in dote alla figlia Beatrice, andata sposa all’Arciduca Ferdinando d’Austria, figlio di Maria Teresa. Seguirono vari passaggi proprietari , dallo Stato pontificio alla Repubblica francese, e solo nel 1911, con l’intervento dell’ SBTF (Società per le Bonifiche dei Terreni Ferraresi), iniziò una serie di lavori di mantenimento ed estensione della tenuta. Nel 1952 passò sotto il controllo dell’Ente Delta Padano ed ora è si proprietà dell’Amministrazione Provinciale di Ferrara. E’ sede del Centro di Educazione Ambientale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">ABBAZIA DI POMPOSA</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La grande abbazia con il campanile-faro ed il borgo monastico di Pomposa erano situati all’incrocio del tracciato viario delle vie “romee”, che portavano a Roma attraverso i valichi orientali delle Alpi e degli Appennini. Fu un caposaldo della cultura nella vita non solo dei territori circostanti ma di tutta l’Italia centro-settentrionale, meritandosi l’appellativo di «monasterium princeps», come scriveva Guido, il monaco “inventor musicae”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il complesso è articolato in tre nuclei essenziali: la chiesa, preceduta da un elegante atrio e con accanto il campanile, il monastero ed il palazzo della Ragione. Il nucleo più antico è la basilica di Santa Maria (tardo sec. VIII), ma in una fase precedente sarebbero esistite due piccole chiese.<br>A fianco della basilica sorge, autonoma, la torre campanaria, realizzata nel 1063 dal “magister Deusdedit”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del grande monastero rimangono l’aula capitolare, il sovrastante dormitorio ed il refettorio che si affacciano sul cortile, dove restano i pilastri angolari dell’antico chiostro (XII sec.) e, al centro, una vera da pozzo veneziana del XV secolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">ALTRE DELIZIE</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Delizia di Benvignante</li>



<li>Delizia dei Bagni Ducali</li>



<li>Delizia della Diamantina</li>



<li>Villa della Mensa</li>



<li>Delizia di Scortichino</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Le Delizie andate distrutte</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Delizia di Ostellato</li>



<li>Delizia di Consandolo</li>



<li>Delizia di Montesanto</li>



<li>Castello di Porto a Portomaggiore</li>



<li>Delizia Le Casette</li>



<li>Delizia di Migliaro</li>



<li>Delizia di Quartesana</li>



<li>Delizia di Francolino</li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Rocca di Stellata</title>
		<link>https://www.stradaviniesaporiferrara.it/itinerari/la-rocca-di-stellata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Boccone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 16:33:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Storicamente riconosciamo nel sito di Stellata una vocazione difensiva – militare che si è espressa dal medioevo all&#8217;età moderna; la notizia della presenza di fossati e trincee sembra risalire agli anni attorno al Mille, mentre è citato un forte a Ficarolo, sulla sponda opposta del Po, già nell&#8217;XI secolo.La posizione rivierasca dell&#8217;abitato di Stellata lungo [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Storicamente riconosciamo nel sito di Stellata una vocazione difensiva – militare che si è espressa dal medioevo all&#8217;età moderna; la notizia della presenza di fossati e trincee sembra risalire agli anni attorno al Mille, mentre è citato un forte a Ficarolo, sulla sponda opposta del Po, già nell&#8217;XI secolo.<br>La posizione rivierasca dell&#8217;abitato di Stellata lungo la sponda destra del Po, esattamente di fronte all&#8217;abitato di Ficarolo, posto sulla riva sinistra del fiume, ripete uno schema tradizionale nella distribuzione degli insediamenti fluviali, che ritroviamo lungo tutto il corso del Po e degli altri fiumi di pianura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il controllo della navigazione fluviale, in particolare lungo il Po, che costituiva la maggiore arteria di traffico di uomini e merci dell&#8217;intera Pianura Padana, comportava a Stellata – Ficarolo e negli altri centri rivieraschi la presenza di uno scalo o di un porto, spesso con le strutture e l&#8217;organizzazione per il controllo delle imbarcazioni e l&#8217;esazione daziaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa naturale funzione di Stellata insita nella sua stessa posizione topografica si accentua ancor più quando, con le rotte di Ficarolo del XII secolo, il Po forma un nuovo alveo e la biforcazione del corso principale del fiume nel più antico Po di Ferrara a meridione, e nel più recente Po di Venezia a settentrione, era situata proprio a Stellata – Ficarolo, che diventa così oggettivamente un nodo strategico di primaria importanza, posto alla radice stessa del sistema deltizio del Po.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo dato prettamente geografico, bisogna collegare anche un dato storico che maggiormente evidenzia la delicatezza e l&#8217;importanza del luogo; va ricordato infatti che a Stellata passava il confine con il territorio mantovano.<br>Biforcazione fluviale e confine di Stato fanno di questo centro un naturale luogo di incontro e di smistamento del traffico per via d&#8217;acqua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nicolò II d´Este, che nel 1385 fece costruire in Ferrara il Castello estense di San Michele, munì anche Stellata facendo costruire una nuova rocca detta Rocca possente, sul luogo della precedente, nel 1362.<br>Per la Rocca anteriore al 1362 ci soccorre una notizia riportata dal Cittadella, da lui desunta nel secolo scorso da un registro dell&#8217;archivio municipale: &#8220;Vi ha memoria che nel 1339, temendosi che una flotta veneta scendesse per Po verso il milanese, Roccapossente venne fornita di palanca attraverso i terragli da gratticci e palafitte ai bastioni, con beltresche e con bombordiere nei torrazzi, e con bomborde a difesa del ponte d&#8217;ingresso, sulla cui torre si pose una campana, ed aggiungendo sul fiume burchielli, ganzaroli e barbotte.&#8221;<br>Stellata e Ficarolo, che costituiscono il primo sbarramento lungo il confine da eventuali attacchi provenienti dall&#8217;interno della pianura, cioè dal milanese, dovevano difendere soprattutto la diramazione del Po.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisognava impedire che navi nemiche provenienti da Venezia dopo aver risalito il Po Grande potessero imboccare il Po di Ferrara, raggiungere la città ed accerchiarla.<br>Questa manovra viene eroicamente sventata nel 1482, in una delle fasi più delicate della guerra con Venezia, quando il forte di Ficarolo dopo più di cinquanta giorni di assedio è caduto ed il generale veneziano Sanseverino e l&#8217;ammiraglio Moro hanno appostato sotto la Rocca di Stellata un poderoso esercito, e numerose galee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Resistenza di Stellata consente l&#8217;arrivo dell&#8217;esercito ferrarese e dei suoi alleati, capeggiato da Federico da Montefeltro, duca di Urbino, comandante della lega costituitasi per difendere Ferrara, che riesce a rovesciare le sorti della guerra.<br>Ancora nel 1509 Stellata riesce ad agganciare delle schire venete, impedendo loro di raggiungere Polesella, dove si svolge la battaglia decisiva, vinta dai Ferraresi: solo nel dicembre del 1510 i veneziani riusciranno ad occupare la Rocca.<br>Appare evidente leggendo le pagine della storia di Ferrara del Frizzi che la Rocca doveva essere munita di ulteriori difese, che venivano rinforzate in occasione di eventi bellici sia nel Po che attorno all&#8217;edificio e lungo gli argini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio del fiume era poi regolato da un passacatena, che secondo i casi impediva o permetteva il passaggio delle navi.<br>La rocca faceva parte quindi di un&#8217;organizzazione difensiva più ampia e complessa, strettamente correlata a quella di Ficarolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Notizia di una nuova edificazione è riferita nell&#8217;anno 1557, per volontà del Duca Ercole II d´Este assieme al figlio Alfonso, nel timore che gli Spagnoli in guerra con i Francesi dopo la vittorio di S. Quintino potessero invadere anche il territorio estense.<br>Un&#8217;altra distruzione sembra sia avvenuta nel 1587; &#8220;Alfonso II, quasi alla fine del suo regno, ne decretò l&#8217;abbattimento, col puerile intento di eliminare un richiamo per i suoi nemici&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è chiaro come debba essere interpretata questa notizia , di cui non è riferita la fonte; la storia delle edificazioni e delle distruzioni della Rocca di Stellata appare piuttosto complessa.<br>Dopo la devoluzione del ducato estense allo stato pontificio, nel 1598 i papi continuarono a prestar attenzione a Stellata, in quanto oggettivamente era un sito strategico importante.<br>Urbano VIII fece eseguire opere fortificatorie nel 1629.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1708 gli Austriaci, durante la guerra di successione, conquistarono Stellata e nei patti con il Legato pontificio vincolarono la cessione del territorio alla demolizione dei bastioni, che fu condotta a termine il primo novembre dello stesso anno, mentre la Rocca, che non costituiva più alcun pericolo, non fu toccata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Rocca attuale, che il recente restauro ha restituito alla sua facies originaria, conservando nel contempo leggibile l&#8217;aspetto che ha assunto nel corso del XVII secolo, presenta una pianta a stella a quattro punte inseribile in un quadrato.<br>Denuncia chiaramente di appartenere a quella fase dell&#8217;architettura militare denominata &#8220;di transizione&#8221;, che fra il 1500 e il 1570 segna il passaggio dall&#8217;uso delle armi tradizionali all&#8217;introduzione dell&#8217;artiglieria da fuoco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1482 le truppe veneziane del Generale Sanseverino riuscirono ad espugnare la Rocca Benedetta dopo ben cinquanta giorni di assedio e si appostarono con le navi guidate dall&#8217;ammiraglio Moro al di sotto della Rocca Possente, in attesa della sua resa. Ma i tenaci soldati posti a guardia del fortino sfoderarono un&#8217;arsenale che conservavano proprio per casi come quello e riuscirono a resistere fino all&#8217;arrivo del Duca di Urbino Federico da Montefeltro, comandante in capo della Lega costituita per difendere Ferrara dalle mire espansionistiche della Repubblica Veneziana. La Possente purtroppo non riuscì a tener testa alle truppe veneziane e dovette cedere, ma subito dopo la sua resa il Papa intimò l&#8217;alt agli avversari e, per via politica, nel 1484 la Rocca di Stellata tornò nelle mani dei duchi d&#8217;Este.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tale campale battaglia, detta &#8220;Guerra del Sale&#8221; viene rievocata ancora oggi, ogni anno, alla Rocca di Stellata,il 27 e 28 agosto: si tratta di una manifestazione che mette in scena l&#8217;antico assedio e si snoda per le vie dell&#8217;intero centro abitato con diverse iniziative e una suggestiva sfilata in costume d&#8217;epoca che coinvolge gran parte degli abitanti.<br>Le resistenze della Possente rimasero nella memoria della gente del luogo e andarono nel tempo a giustificare ulteriormente l&#8217;impegnativo nome che le era stato assegnato. Unita alla Rocca di Ficarolo da un passacatena, che rendeva obbligatorio un controllo completo sia delle navi che risalivano il fiume dalla foce che di quelle che lo percorrevano per raggiungere il mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Possente riuscì a bloccare alcune imbarcazioni veneziane dirette a Polesella, dove nel 1509 le truppe della Serenissima tentavano ancora di penetrare il territorio del Polesine per giungere a Ferrara: questa volta i ferraresi ebbero però la meglio.<br>Conquistata infine dai veneziani nel 1510, essa rimase nelle loro mani per ben vent&#8217;anni e venne in seguito completamente abbattuta. Dopo quasi cinquant&#8217;anni, però, il Duca Ercole II d&#8217;Este, con il consenso del figlio Alfonso II, decise di rimetterla in piedi, per evitare che gli Spagnoli, i quali erano allora in lotta contro le truppe francesi e avevano già contratto una significativa vittoria a San Quintino, potessero invadere anche il vasto territorio dominato dagli Estensi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si narra che venne nuovamente distrutta nel 1587, anche se le cronache poi non accennano più all&#8217;anno della successiva ricostruzione. Nel 1598, quando con la morte di Alfonso II la casata degli Estensi vide la sua estinzione, al passaggio di Stellata nelle mani pontificie si registrano grandi cure e attenzioni da parte della sede papale nei confronti della Rocca: essa era valutata come baluardo difensivo d&#8217;importanza determinante, al punto che Urbano VIII fece eseguire ulteriori opere di fortificazione nel 1629.<br>La costruzione oggi osservabile riporta sostanzialmente l&#8217;assetto che aveva assunto nel corso del XVII secolo, pur avendo subito un ulteriore restauro in epoca recente. La pianta a stella, dalle quattro punte di eguale lunghezza tanto da poter essere inscritte all&#8217;interno di un quadrato, sembra essere anche la ragione del nome che assunse il vicino centro abitato. Oggi l&#8217;interno della Possente conserva l&#8217;antica planimetria del fortino originario ed è visitabile nei pomeriggi della domenica e dei giorni festivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Info: <a href="https://www.comune.bondeno.fe.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener nofollow">www.comune.bondeno.fe.it</a></p>
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		<title>La Cinta Muraria di Ferrara</title>
		<link>https://www.stradaviniesaporiferrara.it/itinerari/la-cinta-muraria-di-ferrara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Boccone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 16:24:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le Mura di Ferrara sono lunghe all&#8217;incirca 9 Km e hanno mantenuto pressoché inalterate le loro condizioni giungendo ai giorni nostri come si presentevano in epoca medievale. Dotate di numerosi baluardi difensivi, specialmente nella parte sud, in tempi antichi erano interamente circondate da un fossato e ornate da importanti varchi di accesso quali la Porta [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Le Mura di Ferrara sono lunghe all&#8217;incirca 9 Km e hanno mantenuto pressoché inalterate le loro condizioni giungendo ai giorni nostri come si presentevano in epoca medievale. Dotate di numerosi baluardi difensivi, specialmente nella parte sud, in tempi antichi erano interamente circondate da un fossato e ornate da importanti varchi di accesso quali la Porta Paola a sud, la Porta San Giovanni a est e la Porta degli Angeli a nord.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le mura settentrionali sono state elevate in gran parte tra il 1493 e il 1505 nell’ambito della realizzazione dell’Addizione Erculea su progetto di Biagio Rossetti. Sono contraddistinte da torricini semicircolari e da un lungo cammino di ronda per le sentinelle. All’estremità nord-ovest si segnala il Torrione del Barco, importante esempio di architettura militare di transizione fra ‘400 e ‘500. Da segnalare a nord la Porta degli Angeli e a est il Torrione di San Giovanni, la cui struttura circolare è tipica dell’achitettura rinascimentale. Sul vicino piazzale si trova oggi una statua di Giorgio de Chirico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tratto delle mura a oriente fu concepito da Alfonso I d’Este, tra il 1512 e il 1518. Vi si segnala la collinetta artificiale del Baluardo della Montagna. Le fortificazioni meridionali sono caratterizzate da quattro imponenti baluardi ad ‘asso di picche’, costruiti per volere di Alfonso II fra il 1575 e il 1585. Lungo questo tratto la Porta di San Pietro, che collega la città al fiume Volano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A sud delle mura si trova la Porta Paola, costruita nel 1612 su disegno di Giovan Battista Aleotti dopo il passaggio di Ferrara allo Stato Pontificio. Il tratto delle mura che conduce verso ovest è quello che ha subito le maggiori trasformazioni. Vi si incontrano due bastioni che facevano parte di una grandiosa fortezza pentagonale poi demolita in epoca napoleonica.<br>Oggi le mura costituiscono un luogo d&#8217;incontro, un tranquillo giardino con comodi percorsi attrezzati e ciclabili che consentono di passeggiare tra il rosso delle pietre e il verde delle essenze locali.</p>
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		<title>La Via delle Corti Estensi</title>
		<link>https://www.stradaviniesaporiferrara.it/itinerari/la-via-delle-corti-estensi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Boccone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 16:03:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ferrara è considerata la prima città moderna d&#8217;Europa grazie ai duchi d&#8217;Este, che seppero rendere la piccola capitale in riva al Po una delle corti più illuminate, splendide e colte d&#8217;Europa. La città medievale, riconoscibile dalle strette stradine percorribili solo a piedi o in bicicletta, le case ed i palazzotti che al tramonto si tingono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ferrara è considerata la prima città moderna d&#8217;Europa grazie ai duchi d&#8217;Este, che seppero rendere la piccola capitale in riva al Po una delle corti più illuminate, splendide e colte d&#8217;Europa. La città medievale, riconoscibile dalle strette stradine percorribili solo a piedi o in bicicletta, le case ed i palazzotti che al tramonto si tingono di un rosso tipico, inconfondibilmente ferrarese; e poi la città rinascimentale dove l&#8217;addizione erculea è la rappresentazione più tangibile dello splendore di Ferrara, capitale del Quattrocento e del Cinquecento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dimentichiamo le Mura che la circondano e che sono quasi interamente percorribili a piedi o, per sentirvi ferraresi fino in fondo, in bicicletta. Ma gli Este non si limitarono a rendere grande la città; le Delizie, dimore dedicate alla caccia, ai divertimenti ed ai fastosi banchetti, sono presenti in tutto il territorio della Provincia e possono visitarsi in un piacevole percorso tematico: la Delizia del Belriguardo, la prima fatta costruire fuori dalle mura cittadine dal marchese Nicolò III d&#8217;Este nel 1435, raggiunse maggior splendore durante il governo di Borso d&#8217;Este che, si dice, aveva ordinato tante stanze quanti sono i giorni dell&#8217;anno!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Verginese, donato dal duca Alfonso I all&#8217;amante Laura Dianti; la Delizia di Benvignante e l&#8217;ultima, in ordine di tempo, il Castello della Mesola, che il duca Alfonso II fece costruire per comodit delle sue cacce vicino al Gran Bosco della Mesola da tempo di proprietà della famiglia estense. Rientriamo poi in Ferrara, da qualche anno riconosciuta dall&#8217;Unesco città Patrimonio dell&#8217;Umanità, per visitare Palazzo Schifanoia la prima di tutte le Delizie volute dagli estensi per schivar la noia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui non può non essere visitato il famoso Salone dei Mesi affrescato a metà del 1400 da Cosmè Tura, Ercole de Roberti, Francesco del Cossa: i maestri dell&#8217;Officina Ferrarese. L&#8217;Ospitalità Estense si rinnova nelle strutture ricettive aderenti alla Strada, che sono presenti sulla Via delle Corti Estensi, sempre a disposizione per rendere il Vostro soggiorno più piacevole e confortevole.</p>
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